14 ottobre 2026 alle 03:59 in Appunti
Un brano che porto sempre con me.
Foto: The Basement A di Salvatore Manfellotto
Di quel brano che ascoltavo di continuo non rimane che una copertina un po' sgranata su YouTube, una data ferma a diciassette anni fa, quando ancora elementi come la luce fioca, l'odore di vernice, di legno e di rustico non avevano fatto il loro ingresso nella mia vita, anche se mancava pochissimo.Eppure, nelle serate come queste, quel brano continua ad accompagnarmi.

Ogni volta che lo ascolto è come la prima volta di quel lontano 2011, tra quelle serate che sembravano eterne, quelle risate, quella famosissima tenda di juta che non scorreva mai, quella frittura mista e quelle bottiglie di thè, quel tavolo improvvisato e quell'odore di rustico che saliva pian piano.
E a un certo punto penso a tutto quello che è venuto dopo, fino ad oggi.
Quel 2013, di così distanti ma così vicini, quel mondo che correva, come non mai, e oggi che mi ritrovo ancora una volta a fare i conti con quel periodo, che è stato il fulcro di tutto.
Mentre tutto attorno a me scorre lentamente nell'incertezza, mi lascio cullare dal solito brano, che mi fa ritornare in quel periodo, che sembrava infinito, ma così non è stato.